Ritenzione Urinaria Acuta (RUA)

Epidemiologia
Si tratta di una urgenza urologica ragionevolmente comune con un’incidenza di circa 3 / 1.000 uomini ogni anno

Sintomi di presentazione 
Solitamente la diagnosi è evidente. Il paziente ha notevoli difficoltà ad urinare con la sola fuoriuscita di alcune gocce di urina associate a bruciore, in alcuni casi il paziente non è in grado di urinare con uno stimolo minzionale molto forte. Solitamente la diagnosi veniva fatta a letto del paziente con la percussione in corrispondenza della vescica, attualmente non si può prescinedere dall’eseguire una ecografia vescicale che attesta la ritenzione di urine.

Visita medica
Vanno sempre valutate  la febbre e segni di infezione e le patologie associate.
Palpazione dell’addome - una vescica distesa tende ad aver un ottusità alla percussione ben al di sopra della sinfisi pubica, fino  ad  arrivarelivello dell’ombelico.

Apparato genito-urinario: Negli uomini devono essere escluse la fimosi o stenosi del meato, e valutare eventuali secrezioni uretrale. Nelle donne, durante la visita uroginecologica vanno valutate eventuali infiammazioni vulvari, vaginali o infezioni dev’essere altresì esclusa la presenza di un cistocele, rettocele o prolasso uterino.

Viene eseguita un esplorazione rettale (DRE) per verificare le dimensioni della prostata, noduli, consistenza ed escludere sempre la presenza di un fecaloma o di altre patologie del tratto ano-rettale.

Prognosi
Vi è un aumento del tasso di mortalità associato alla ritenzione acuta di urine (RUA).

In uno studio di 100,067 uomini con RUA, il tasso di mortalità a un anno è stata del 4,1% negli uomini di età compresa tra 45-54 anni e il 32,8% in quelle di età compresa tra 85 anni e oltre.
Negli uomini di età compresa tra 75-84 anni con ritenzione acuta ( che risulta tra l’altro la fascia di età più colpita )  il tasso di mortalità di un anno è stato del 12,5% negli uomini senza comorbidità e 28,8% negli uomini con comorbidità.
Il tasso di mortalità aumenta fortemente con l’età e ed direttamente proporzionale alle comorbilità associate. Vi è un’alta prevalenza di comorbidità, come le patologie cardiovascolari, diabete e malattie polmonari croniche nei paziente che hanno nel corso della loro vita una ritenzione urinaria.
L’uso di metodi meno invasivi per il trattamento di cause (ad esempio, stent prostatico) può contribuire a migliorare la prognosi di uomini con elevate comorbidità. La ritenzione urinaria postoperatoria è di solito una situaizone transitoria, ma può essere in alcuni casi  prolungata , soprattutto nei casi associati a infezioni severe delle vie urinarie , disfunzione della vescica a lungo termine (ipocontrattilità detrusoriale) e le malattie renali croniche.

Gestione iniziale

E’ necessaria la decompressione della vescica, solitamente  gli uomini con ritenzione urinaria acuta devono essere immediatamente cateterizzati. Un farmaco alfa-litico, se non già assunto dal paziente,  dovrebbe essere somministrato gia’ dopo il posizionamento del catetere ed assolutamente prima del tentativo di rimozione dello stesso.
Il trattamento farmacologico alcune volte può non essere sufficiente ed il catetere puo’ non essere rimosso al primo tentativo

Per le ritenzioni acute di urina causate da ipertrofia prostatica:

Fino a poco tempo fa, quando non risultava possibile rimuovere il catetere vescicale si proponeva quasi esclusivamente di chirurgia prostatica entro pochi giorni (un intervento chirurgico di emergenza) o un paio di settimane (chirurgia elettiva) di un primo episodio. È noto, tuttavia, che vi è una maggiore morbilità e mortalità associate con la chirurgia di emergenza e che la morbilità aumenta con cateterizzazione prolungata.
Nella maggior parte dei casi, un alfa-bloccante prescritto prima della rimozione aumenta notevolmente la probabilità di successo. La cateterizzazione prolungata è associata ad un aumento della morbilità post-operatoria ( infezioni - stenosi - fistole vescico cutanee ect ect ).