La Prostatectomia Radicale

Prostatectomia Radicale

La velocità della tecnologia in chirurgia negli ultimi decenni è stata sorprendente, è come se fossimo passati dalla televisione in bianco e nero del 1990, a quella a colori nel 2000, ed oggi siamo già alla Tv tridimensionale. Questa velocità, superiore alla norma, non permette purtroppo a tutti i chirurghi di adeguarsi così velocemente alla tecnica perché la curva di apprendimento è lunga e difficile. L’equipe chirurgica che lavora a fianco a fianco deve oggi poter garantire al paziente la miglior qualità tecnologica della prestazione con la maggior sicurezza. Motivo per il quale abbiamo aperto una stretta collaborazione, tra il nostro centro L’European Hospital di Roma ed il centro S.Augustin di Bordeaux, leader mondiale della chirurgia urologica robotica, dove i nostri chirurghi si sono specializzati.
Lo scopo che ci siamo prefissi, è quello di fornire la miglior prestazione in assoluto al paziente a secondo dell’indicazione chirurgica, dalla tecnica a cielo aperto, alla laparoscopia fino alla robotica.

Prostatectomia Radicale Laparoscopica

La prostatectomia radicale laparoscopica è ormai una procedura ben consolidata e standardizzata. E ’stato dimostrata la riduzione delle perdite ematiche rispetto alla prostatectomia retropubica open. La valutazione dei potenziali benefici della procedura per quanto riguarda la continenza post-operatoria e la conservazione della funzione erettile, sono in corso e sono lusinghieri. I risultati oncologici e la percentuale di margini positivi sembrano essere più legati alla tecnica di conservazione dell’erezione (tecnica nerve sparing) e allo stadio della malattia che non alla tecnica laparoscopica rispetto alla convenzionale chirurgica a cielo aperto. La scelta della tecnica per via transperitoneale rispetto alla extraperitoneale è una questione di scuola chirurgica e dipende dalla preferenza del chirurgo.


Indicazioni
La prostatectomia radicale laparoscopica è eseguita nel trattamento del carcinoma prostatico localizzato.
Controindicazioni:
Controindicazioni generiche all’anestesia generale
Patologie della coagulazione
Pregresso pneumotorace spontaneo (bolle enfisematose)

Controindicazioni relative:
La radioterapia rimane una controindicazione relativa, rendendo difficile la dissezione dei tessuti.

Una precedente resezione transuretrale della prostata (TURP) non è una controindicazione per la chirurgia laparoscopica, ma aumenta i rischi di una possibile incontinenza.
Pazienti trattati con terapia ormonale: modifica il tessuto intorno alla ghiandola prostatica e rende più difficile la dissezione.

Preparazione preoperatoria:
L’iter pre-operatorio per i tumori localizzati è semplice e dipende dalle preferenze del chirurgo, ma nella stadiazione della malattia possono essere richiesti i seguenti esami diagnostici:

  • Scintigrafia ossea
  • TC addomino-pelvica 
  • RMN per controllare l’invasione linfonodale
  • Uroflussometria con RPM
  • Valutazione dei pregressi dosaggi del PSA pre-operatori

La terapia antibiotica profilattica con farmaci antibiotici può somministrata poco prima l’anestesia e gli antibiotici per via endovenosa sono continuati per 3/5 giorni nel post operatorio, seguiti da chinolonici fino a quando il catetere urinario viene rimosso , circa in 7/10 giornata. Eparina a basso peso molecolare per la prevenzione della trombosi venosa profonda, e va continuata per 15 giorni dopo la dimissione.

Anestesia:
Anestesia generale
Catetere vescicale
Accesso venoso
Controllo della PCO2

Prostatectomia Radicale Robotica


La robotizzazione ha come vantaggio essenziale di fornire al chirurgo la possibilità d’avere all’estremità degli strumenti un’articolazione che permette di realizzare in modo più semplice e più efficace gesti e manovre molto complesse. L’acquisizione di una visione tridimensionale,  che con l’introduzione di schermi 3D di nuova generazione ora disponibili anche per l’approccio laparoscopico, permette una precisione di dissezione estrema  su strutture di difficile individuazione come i fasci neurovascolari che garantiscono l’erezione. Ma soprattutto la precisione della sutura resa possibile dalla maggiore articolazione sulla punta dello strumento, permette sempre nella prostatectomia un’anastomosi ottimale in grado di garantire al paziente la continenza urinaria. 
Vista l’evoluzione della tecnologia, presto sarà possibile una successiva miniaturizzazione degli strumenti, con meno invasività per il paziente.
Perché utilizzare un robot in chirurgia urologica laparoscopica ?
L’evoluzione delle tecnologie ha sempre avuto una ripercussione sullo sviluppo delle tecniche chirurgiche. La divulgazione di colonne video, oggi in HD (alta definizione) e con tecnologia 3D ha notevolmente migliorato l’approccio chirurgico e le nostre conoscenze anatomiche.

L’obbiettivo consiste nel ridurre la durata del ricovero, diminuire il dolore post operatorio, e le complicanze legate a incisione ampie dell’addome. 

L’uso di robot in laparoscopia presenta diversi vantaggi:
Visione stabile, perché l’ottica (telecamera) viene tenuta ferma e mossa da un braccio articolato
Movimenti precisi
Movimento del mani non vincolato, grazie ai tre assi di mobilità degli strumenti
Comodità per il chirurgo che opera da seduto

Quali interventi urologici possono essere eseguiti utilizzando il robot?

La procedura più eseguita è la prostatectomia radicale e rappresenta il 90% delle indicazioni. Rispetto alla chirurgia laparoscopica, con l’ausilio del robot è possibile eseguire una dissezione più precisa di fasci neurovascolari cercando di traumatizzarli il meno possibile durante l’intervento con conseguente tentativo nel mantenimento di una sessualità soddisfacente nel post-operatorio.L’utilizzo del robot è’anche eseguita di routine la chirurgia della giunzione pielo-ureterale (plastica del giunto) e nella nefrectomia parziale.Anche la nefrectomia radicale e la promontofissazione rientrano nelle procedure che possono giovarsi del robot.